Proposte per l’INPS

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Proposte per l’INPS

Giovedì 18 luglio, durante un incontro presso la Città Metropolitana, il presidente dell’INPS nazionale Pasquale Tridico ha illustrato il patto siglato tra INPS e Città di Torino che prevede iniziative in favore di fasce fragili della popolazione con particolare attenzione alle persone senza fissa dimora, coinvolgendo anche le associazioni del territorio. Verranno facilitati l’accesso al reddito di cittadinanza, all’assegno di invalidità e alla pensione. Per il  presidente della Consulta per le Perosne in Difficoltà, Gabriele Piovano, presente all’incontro in rappresentanza della CPD, è stata l’occasione di consegnare al dott Tridico un documento contenente osservazioni e istanze in merito a forti criticità che riguardano le persone con disabilità, a cui INPS dovrebbe trovare soluzione.

 

Di seguito vi riportiamo i punti salienti del documento:

 

  1. Riforma dei criteri e dei procedimenti di riconoscimento della condizione di disabilità.

Questo è un aspetto fondamentale e centrale per vari motivi:

  • il reale recepimento dei principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità che considerano quella condizione come il risultato dell’interazione fra menomazioni di qualsiasi natura e gli ostacoli, le barriere, gli atteggiamenti del contesto di riferimento;
  • la costruzione di un sistema di valutazione bio-psico-sociale che consenta di costruire in modo sostenibile progetti personali, servizi adeguati, politiche coerenti volte alla reale inclusione.

 

Questa visione è propria della Convezione Onu ma è anche ribadita nella specifica Linea di Azione del Programma d’azione biennale approvato con DPR nel 2017.

Per ora non si notano intenti ed elaborazioni volti a diventare norma in tempi rapidi.

Si notano invece tentativi di revisione delle vecchie tabelle di accertamento delle minorazioni che appaiono quanto mai incongruenti con le indicazioni della Convenzione ONU.

Qual è la posizione di INPS? Quale il pensiero?

 

 

  1. La disabilità è uno dei primi determinanti nei processi di impoverimento (non solo materiale). L’istituto del reddito di cittadinanza, come in precedenza il reddito di inclusioni non prevedono specifiche leve per contrastare questo fenomeno. Non vi è una attenzione specifica e significativa alla disabilità. Peraltro va ricordato l’annuncio governativo di un raddoppio delle provvidenze economiche, mai attuato. Annuncio che ha creato non poche ma comprensibili aspettative.

È di queste settimane la notizia secondo la spesa per reddito e pensione di cittadinanza è significativamente inferiore a quella stimata in sede di prima applicazione.

Vi sono possibilità o intenti di usare questo “risparmio” per potenziare l’intervento economico a favore delle persone con disabilità?

In subordine, il reale aumento delle pensioni di invalidità è credibile nel breve periodo?

E in caso positivo con quali criteri selettivi?

 

Questioni particolari

  1. Il decreto- legge 9 febbraio 2012, n. 5 (convertito con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012, n. 35) ha previsto che i verbali di invalidità, sordità, cecità civile e di handicap segnalino anche l’esistenza dei requisiti sanitari per il rilascio del “contrassegno disabili” e per le agevolazioni fiscali relative ai veicoli previste per le persone con disabilità.

Quelle voci dovrebbero essere riportate in calce a tutti i verbali rilasciati dopo il 2012 per evitare abusi ma soprattutto per semplificare il riconoscimento e l’applicazione di talune agevolazioni.

In realtà continuiamo a ricevere segnalazioni di:

– assenza dell’indicazione di quelle voci (le commissioni non le barrano);

– incongruenza fra le voci barrate e le reali condizioni nella persona che magari risultano dallo stesso verbale.

Ciò comporta un disagio poiché le persone devono rivolgersi all’INPS per chiedere (con istanza di riesame) la rettifica dei verbali.

Alcune indicazioni sono già state espresse dalla Direzione generale della medicina legale di INPS ma situazioni simili continuano ad essere segnalate.

 

  1. Ad INPS è affidata la competenza di convalidare tutti i verbali emessi anche dalle ASL. Questo può semplificare l’adozione omogenea di prassi e procedimenti. Fra i verbali da convalidare vi sono anche quelli rilasciati ai sensi della legge 68/1999 relativa al collocamento mirato. In questi verbali rileviamo troppo sovente una bassa qualità valutativa soprattutto nella parte che riguarda la valutazione finale da qui dipende, in teoria, lo stesso processo di collocamento realmente mirato. Quelle ultimi righe sono spesso troppo sintetiche e generali.

Ma vi è anche un altro elemento che vogliamo segnalare a Torino. Abbiamo raccolto vari verbali ex legge 68/1999 che riguardano persone con sindrome di Down o con disabilità intellettiva che – in violazione della normativa vigente e consolidata – dichiarano la sostanziale incollocabilità di quelle persone perché titolari di indennità di accompagnamento. È vero che spesso di tratta di verbali rilasciati in prima istanza dalla ASL ma INPS ha comunque la responsabilità finale.

Superfluo dire che questa illecita e infondata valutazione è causa di esclusione dai processi di inclusione lavorativa proprio per quelle persone a cui il Legislatore ha riservato una particolare attenzione.

Altrettanto superfluo prevedere una inevitabile conflittualità con contenzioso che non potrà che vedere soccombente INPS.

In tal senso andrebbe individuata una soluzione ragionevole e dirimente.

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