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16 / 12 / 2020

Priorità alle persone con disabilità per il vaccino anti coronavirus

Si moltiplicano gli appelli a far includere le persone con disabilità tra coloro che riceveranno la vaccinazione contro il coronavirus in via prioritaria.

Sembra ormai ufficiale che gennaio sarà il mese della vaccinazione di massa contro il Coronavirus. Il 29 dicembre è infatti previsto il via libera da parte dell’EMA al vaccino Pfizer, e da quel giorno AIFA e Ministero della Salute daranno l’ok all’avvio della campagna di vaccini.

Nella prima fase è prevista, dal piano redatto da ISS, AIFA e Ministero della Salute, la somministrazione del vaccino a 1.874.323 persone, prioritariamente operatori sanitari e sociosanitari e il personale e gli ospiti delle Rsa, così suddivisi: Lazio (356.824) Lombardia (308.494), Emilia Romagna (177.186), Campania (150.366), Veneto (146.743), Piemonte (131.430), Sicilia (111.449), Liguria (72.171), Calabria (58.068), Friuli Venezia Giulia (56.713), Toscana (51.621), Puglia (49.302), Sardegna (40.050), Marche (39.334), Abruzzo (34.748), provincia di Bolzano (26.190), provincia di Trento (20.653), Umbria (16.285), Basilicata (11.425), Molise (10.853) e Valle d’Aosta (4.419).

Ma sulla priorità delle persone da sottoporre a vaccinazione si susseguono appelli, alcuni dei quali arrivano dal mondo della disabilità, chiedendo che le persone disabili, appunto, siano comprese tra coloro che saranno vaccinate in via prioritaria, non appena il vaccino sarà disponibile.
Tra questi, forte è quello che arriva dall’ANFFAS, che fin a subito aveva segnalato il fatto che tra le categorie a rischio da inserire quale priorità della campagna vaccinale, non venissero citate espressamente le persone con disabilità, escluse quindi dalla prima tornata vaccinale. “Eravamo convinti che si trattasse solo di una svista, magari data dalla solita superficialità e poca conoscenza della disabilità che, non di rado e nostro malgrado, siamo costretti a registrare anche da parte di chi, invece, quelle conoscenze dovrebbe avere. Ma nonostante i nostri ripetuti e pressanti appelli, a distanza di settimane, assistiamo ad un “assordante silenzio” da parte del Ministro Speranza e del commissario Arcuri, dichiara Roberto Speziale, Presidente ANFFAS.

ANFFAS ritiene invece che le persone con disabilità, unitamente alle altre persone più fragili, sono quelle maggiormente esposte a rischi di varia natura derivanti dalla pandemia in atto e, quindi, hanno diritto a ricevere particolari ed ulteriori attenzioni rispetto agli altri cittadini. La richiesta di vaccinare tra i primi anche le persone con disabilità, non si basa solo sulla considerazione dell’aspetto della loro sopravvivenza, ma occorre fare riferimento ad un quadro molto più complesso, che investe la più ampia sfera di vita delle stesse e di chi se ne prende cura e carico.

Nel portare avanti questa convinzione, ANFFAS, sottolinea che ci sono almeno altri due importanti per cui le persone con disabilità devono essere considerate tra i soggetti ai quali somministrare il vaccino anti coronavirus in maniera prioritaria:
1.       Il fatto che già le restrizioni per la prevenzione da contagio rappresentano, per le persone con disabilità e i loro caregiver, delle criticità molto complesse e di difficile gestione. “Anche le difficoltà patite i questi lunghi mesi, dove si è stati praticamente lasciati soli, sono stati indicibili e nel caso di ritardo anche nella campagna vaccinale si determinerebbe un ulteriore sovraccarico i cui esiti, in molti casi, potrebbero rilevarsi “drammatici”, ricorda Speziale.

2.       La considerazione che un contagio da Covid 19 che dovesse richiedere un ricovero ospedaliero può rappresentare una situazione di grandissima delicatezza e problematicità nel caso di persone con disabilità complesse, intellettive o non collaboranti. “Sappiamo bene, infatti, di come questo abbia determinato autentici “drammi” per coloro che ne hanno subito l’impatto spesso “fatale” e di come tali ricoveri determinino anche un ulteriore e significativo sovraccarico per le strutture sanitarie, spesso poco preparate ed attrezzate a gestire le P.c.D. in tempi normali, figuriamoci in situazioni emergenziali, quale quella in atto”, ricorda sempre il presidente ANFFAS.

L’appello di ANFFAS è al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che, tra l’altro, ha anche la delega sulla disabilità, per l’emanazione di una direttiva nella quale si preveda che tutte le persone con disabilità devono essere vaccinate contro il Covid 19in condizioni di priorità, analogamente a quanto già previsto per le altre categorie di cittadini e senza alcuna forma di discriminazione.

Analoga richiesta di includere le persone con disabilità tra i cittadini ai quali somministrare nella prima turnata il vaccino, arriva anche dalla politica: su Chiara Maria Gemma, Europarlamentare M5 , in Commissione Occupazione e Affari sociali ha chiesto che venga garantito l’accesso universale ai vaccini per il Covid-19, con priorità anche alle persone disabili, come pure l’appello lanciato dalla Lega del Filo d’Oro in occasione della recente Giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità.
Nella stessa direzione AIPD, Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down, che  fa riferimento poi a un altro tema particolarmente caldo, quello dei vaccini rammenta quanto emerso da uno studio della  Società scientifica internazionale T21-RS, pubblicato come PrePrint del National Institute of Health, in base a cui le persone con sindrome di Down, dopo i 40 anni, sono più vulnerabili alle complicanze del contagio da  COVID 19, con decessi 3 volte più frequenti rispetto alla popolazione di controllo senza SD di pari età.

Anche  FISH e FAND hanno scritto al Ministro Speranza, chiedendo che siano messe in campo da subito iniziative di salvaguardia rivolte alle persone   con  disabilità   e   alle   persone   “fragili”  con   quadri   clinici   di   particolare   rischio(immunodepressione, esiti da patologie oncologiche, particolari affezioni…) per contrastare il contagio della pandemia. Per questo siamo a chiedere con urgenza e certezza la garanzia e il pieno accesso alle cure e alla salute in condizione di sicurezza ed agibilità anche rispetto alle differenti disabilità, a partire dai futuri vaccini che dovranno essere garantiti per tutte le persone con disabilità e alle persone con quadri clinici di particolare rischio e non solo per coloro in stato di ricovero, nel rispetto della loro libertà di scelta individuale e delle loro famiglie.

Fonte: disabili.com