
Il turismo del 2026 si trova davanti a una scelta precisa: continuare a considerare l’accessibilità come un intervento dedicato a pochi oppure riconoscerla come uno dei principali fattori di qualità e competitività delle destinazioni.
I numeri raccontano con chiarezza la direzione del mercato. Secondo UN Tourism, entro 5 anni una persona su sei avrà più di 60 anni e già oggi milioni di persone viaggiano con esigenze di accessibilità legate non solo alla disabilità, ma anche all’età, a condizioni temporanee o alla presenza di bambini piccoli.
A questo si aggiunge un dato spesso sottovalutato: nell’Unione Europea oltre il 70% delle persone con disabilità dispone delle risorse economiche per viaggiare.
L’accessibilità, quindi, non identifica una nicchia di mercato, ma descrive una domanda turistica sempre più ampia e trasversale.
Di fronte a questo scenario, le destinazioni più lungimiranti stanno cambiando approccio. Non si limitano ad abbattere le barriere architettoniche, ma progettano un’esperienza di viaggio accessibile lungo tutta la filiera: dall’informazione online alla prenotazione, dai trasporti all’ospitalità, dagli eventi alla fruizione del patrimonio culturale e naturale.
La vera sfida, oggi, è proprio la qualità delle informazioni. Una destinazione può essere accessibile, ma se il visitatore non trova indicazioni chiare e affidabili prima della partenza, difficilmente la sceglierà. Comunicare l’accessibilità significa consentire alle persone di programmare il proprio viaggio in autonomia, riducendo incertezze e imprevisti. È un servizio, prima ancora che uno strumento di promozione.
Anche la tecnologia offre opportunità straordinarie. Intelligenza artificiale, mappe digitali, wayfinding, QR code e assistenti virtuali possono migliorare l’esperienza di tutti, a condizione che siano progettati secondo i principi dell’accessibilità universale.
L’innovazione, infatti, crea valore solo quando è realmente fruibile.
Per questo il 2026 non può essere l’anno di interventi isolati, ma quello di una nuova visione. L’accessibilità deve entrare stabilmente nella pianificazione delle destinazioni, nelle strategie delle DMO, nelle politiche regionali e nella cultura degli operatori turistici. Non come un obbligo normativo o un progetto speciale, ma come un criterio di qualità dell’offerta.
Le destinazioni che sapranno distinguersi saranno quelle capaci di accogliere la più ampia varietà di persone, offrendo esperienze affidabili, informazioni trasparenti e servizi progettati per tTutti. Perché una destinazione accessibile non è semplicemente una destinazione più inclusiva: è una destinazione migliore, più competitiva e più sostenibile.
Ed è questa la direzione che, come IsITT, continueremo a promuovere insieme a istituzioni, imprese e territori.


